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Attività del centro europeo di monitoraggio sul razzismo e la xenofobia

Cover Racism and Xenophobia in the EU Member States - Trends, Developments and Good Practices

Relazione Annuale EUMC 2004/2005 - Parte I

(EUMC, 2004/2005)

Questa Relazione Annuale –parte 1 fornisce un resoconto delle attività e dei risultati conseguiti dall’EUMC nel corso del 2004. La parte 2 della Relazione Annuale offre una panoramica della situazione riguardo al razzismo e alla xenofobia nella Comunità e nei suoi Stati Membri.

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Razzismo e xenophobia negli Stati Membri della UE - tendenze, sviluppi e buona prassi

Rapporto annuale EUMC 2005 - Parte 2

(EUMC, 2005)

Il Centro Europeo di Monitoraggio sul Razzismo e la Xenofobia (EUMC) ha presentato la propria relazione annuale al Parlamento Europeo il 23 novembre 2005. La relazione esamina le testimonianze di discriminazione riguardo a occupazione, alloggio e istruzione nonché dati su crimini collegati al razzismo e misure da prendere per combattere tutto ciò.

In tutta l'UE, l’EUMC trova che emigrati e minoranze sono molto presenti nei settori lavorativi meno prestigiosi. La segregazione nel settore abitativo prevale particolarmente in alcuni Stati Membri. Anche i livelli di istruzione di un certo numero di emigrati e gruppi minoritari lascia indietro la maggioranza della popolazione. L’EUMC avverte che la mancanza di dati può far sì che gravi discriminazioni in aree fondamentali restino sconosciute. Il rapporto elenca esempi di buone pratiche volte a combattere l’esclusione delle minoranze.

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Combattere la discriminazione religiosa ed etnica sul posto di lavoro

Cover Combating Religious and Ethnic Discrimination in Employment

Da una prospettiva UE ed internazionale

(ENAR, aprile 2004)

Questa relazione esamina gli strumenti per combattere la discriminazione religiosa ed etnica sul posto di lavoro, disponibili a livello di Nazioni Unite, UE e nazionale nella UE-15.

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Strategie europee per combattere razzismo e xenofobia come crimine

Cover European Strategies to Combat Racism and Xenophobia as a Crime

(ENAR, 2003)

Gli Stati Membri dell’Unione Europea e le istituzioni UE hanno riconosciuto in vari documenti, dichiarazioni e trattati che razzismo, xenofobia e discriminazione razziale possono causare gravi problemi in tutta Europa. Sin dagli anni ’90 gli Stati Membri dell'UE si sono sempre più resi conto del crescente bisogno di affrontare sistematicamente razzismo e xenofobia. Tra i possibili mezzi che si sono rivelati efficaci per combattere razzismo e xenofobia ci sono le leggi penali e i procedimenti penali contro atti razzisti e xenofobi. Quindi, in un memorandum per la proposta di una Decisione Quadro del Consiglio per combattere razzismo e xenofobia, la Commissione sottolinea che adeguate misure di diritto penale sono uno strumento importante in questo campo. Oltre al loro aspetto punitivo, infatti, le misure di diritto penale hanno una significativa forza di dissuasione.

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Emigrati, minoranze e occupazione: esclusione, discriminazione e anti-discriminazione in 15 Stati Membri dell’Unione Europea

Cover Migrants, Minorities and Employment: Exclusion, Discrimination and Anti-Discrimination in 15 Member States of the European Union)

(EUMC 10/2003)

Il materiale di questa relazione è una raccolta esclusiva di svantaggi, discriminazioni ed esclusioni nel posto di lavoro di emigrati e minoranze etniche in 15 paesi della UE. Viene presentato durante l’anno in cui le due direttive del Consiglio – la Direttiva sull’Uguaglianza Razziale e la Direttiva sulla Parità di Trattamento in materia di Occupazione – devono essere trasposte nella legislazione degli Stati Membri.

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Di seguito, alcuni dati e alcune cifre di questa relazione:

Dati e cifre da “Emigrati, minoranze e occupazione: esclusione, discriminazione e anti-discriminazione in 15 Stati Membri dell’Unione Europea” (EUMC, 2003)

Olanda: la presenza di stranieri sul totale della popolazione è del 4,1% mentre la quota di immigrati di prima generazione è del 9% e la presenza complessiva di minoranze immigrate (compresi gli immigrati di seconda generazione) è del 17,5%.

In Austria, si stima una presenza di minoranze tra 130.000 e 200.000 persone con sloveni e croati (50.000 ciascuno) come gruppi più numerosi.

In Grecia la protezione delle minoranze si estende principalmente alla minoranza religiosa definita come musulmana nel nord della Grecia ed esclude il gran numero di Rom cristianizzati. La dimensione stimata della minoranza musulmana va da 100.000 a 130.000 persone mentre il numero di Rom cristianizzati è tra 150.000 e 300.000. Rom (Sinti inclusi; i nomadi irlandesi sono a volte compresi in questa categoria) sono presenti in ogni Stato Membro). Il numero complessivo in Europa si aggira tra 1,2 e 1,7 milioni e secondo i gruppi per i diritti dei Rom, potrebbe essere ben maggiore. Si può dire che i Rom possono essere considerati una delle minoranze etniche più vaste in Europa. Alcuni paesi riconoscono i Rom come minoranza ufficiale (per es. Austria, Germania, Finlandia e Svezia).        

 

 

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SF 

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GER 

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IE 

IT 

LUX 

NL 

PL 

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SE 

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 280

70

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10.9

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23.5

40

325 

40

90 

High estimate50301

 50

30

1.8 

10

 340

70 

300 

10.9

130

0.15 

23.5

40 

400

50

300

Fonte: Consiglio d’Europa (2002): situazione legale dei Rom in Europa, DOC 9397 (19/04/02)

Senza contare il Lussemburgo, che è eccezionale da molti punti di vista, la loro presenza è in media del 5%. L’ultima cifra è molto vicina a quella complessiva del 5,3% sul totale della popolazione europea. In totale, nella UE-15 risiedono circa 20 milioni di stranieri (popolazione totale circa 378 milioni).

Quota di stranieri/immigrati sul totale della popolazione

(Fonte: Emigrati, minoranze e Occupazione: esclusione, discriminazione e anti-discriminazione in 15 Stati Membri dell’Unione europea, EUMC, 2003)


Graph: Share of Foreign / Immigrant Population in Total Population

 I cinque Stati Membri con il maggior numero di cittadini straneri residenti, cioè Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito, che sono anche i paesi più grandi in termini di popolazione totale, incidono per oltre tre quarti della popolazione straniera. La Germania ha la più vasta popolazione di cittadini stranieri, 7,3 milioni, con una quota dell’8,9%. In termini di quota di stranieri sulla popolazione totale, spicca chiaramente il Lussemburgo.

In larga misura, però, l’alta quota di stranieri può essere spiegata dalle ridotte dimensioni del Lussemburgo, dall’economia estremamente aperta e dal fatto di ospitare un numero significativo di aziende e organizzazioni internazionali che danno lavoro a un numero considerevole sia di residenti che di pendolari stranieri.

Vengono poi Austria, Belgio e Germania. Le loro quote rispettive (appena sotto il 9%) sono ben al di sopra della media europea. La Grecia, con una quota registrata del 7,3% è quasi alla pari con i suddetti paesi mentre la quota reale di residenti stranieri, se si tiene conto di immigrati non documentati, può essere ben maggiore di questa cifra. Francia, Svezia e Danimarca hanno una popolazione di stranieri residenti intorno alla media europea del 5%. Finlandia e Portogallo hanno la minore presenza di cittadini stranieri con una quota del 2% circa. La quota di stranieri nei rimanenti paesi è tra il 2 e il 4%.

Dimensioni del razzismo

Cover Dimensions of Racism

Atti di un workshop per commemorare la fine del terzo decennio delle Nazioni Unite per combattere razzismo e discriminazione razziale

(OHCHR, UNESCO, 2005)

Il terzo decennio delle Nazioni Unite per combattere razzismo e discriminazione razziale si è concluso nel 2003. Una delle attività educative del decennio è stato un workshop che ha riunito esperti dell’istruzione e della formazione, accademici, esperti di diritti umani delle Nazioni Unite e personale di organizzazioni non governative (ONG) per lavorare su razzismo e temi collegati a esso. Lo scopo del workshop è stato quello di sviluppare materiali educativi ad uso di insegnanti e studenti sull’eliminazione dei pregiudizi razziali e la promozione della tolleranza. Il workshop, organizzato dall’Ufficio dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani (OHCHR) in collaborazione con l’UNESCO, si è svolto a Parigi il 19-20 febbraio 2003. I documenti preparatori, che costituiscono la base di questo libro presentato nel corso del workshop, hanno analizzato razzismo e discriminazione razziale in specifici contesti tra cui istruzione, posto di lavoro, salute, emigrazione, forme contemporanee di schiavitù, media, sistema giuridico penale ed esperienza di doppia discriminazione sulla base di sesso e razza.

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Europa, tutti diversi, tutti uguali?

Uno studio comparativo sulla situazione di razzismo e intolleranza in Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Svezia e Ungheria sulla base dell’approccio paese per paese della Commissione Europea contro Razzismo e Intolleranza.

(Astrid Waterinckx, 2005)

Durante l’ultimo mezzo secolo, l’Europa ha completamente cambiato forma. Da un continente di uniformità, l'Europa si è trasformata in un continente di visibile alterità. Gradualmente, gli europei non appartenevano più ad una società che era vista come immutabile, senza variazioni e uniforme ma, al contrario, ad una società segnata da distinte identità e in cui veniva fatto ogni sforzo per comprendere queste diverse identità.

Per saperne di più, fare click qui.

Guida TUC/WLRI per i sindacati britannici per il superamento di razzismo e xenofobia

13.03.2006 Un importante studio sul razzismo sul posto di lavoro, che ha coinvolto ricercatori e sindacati di 5 paesi europei, ha completato la sua indagine. Lo scopo era quello di esaminare il ruolo che i sindacati potrebbero e dovrebbero svolgere nel combattere il razzismo. Questo opuscolo si basa sulla ricerca svolta in Gran Bretagna ed è presentato come contributo alla continua lotta per i diritti dei lavoratori di colore. Per saperne di più, fare click qui.

Razzismo sul posto di lavoro – un crimine in tutte le lingue

TUC – Gran Bretagna sul posto di lavoro

Il razzismo sul posto di lavoro può essere diretto o sottile, consapevole o involontario.
Può venire dal capo, dalle persone con cui si lavora o essere creato dal modo in cui opera l'organizzazione.
Il comportamento razzista può essere contro la legge e questa pagina spiega quali sono i diritti di chi pensa di essere stato vittima di discriminazione razziale.
Assume un impegno positivo da parte di tutta l’organizzazione - dirigenti e personale. Quando dipendenti e sindacati lavorano assieme questo può davvero fare la differenza.

Per maggiori informazioni, fare click qui.

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Dati e cifre

  • In Irlanda, il numero di permessi di lavoro assegnati è andato da 6000 nel 1998 a oltre 47.000 nel 2003.
  • Nel Lussemburgo, alla fine del 2002, il salario medio dei lavoratori provenienti dalle Americhe (esclusi Stati Uniti e Canada) e dall’Asia, (incluso il Giappone) era il 53% dei salari medi dei lussemburghesi e per gli immigrati dall’Africa era solo del 52%.
  • In Germania, il 25% di tutti gli addetti nel settore alberghiero e del catering nonché nelle pulizie e nello smaltimento dei rifiuti era non tedesco.
  • In Spagna circa il 30% dei lavoratori provenienti dall’America Latina era non qualificato e il 14% era addetto a lavori domestici. Dall’Africa queste due categorie costituivano rispettivamente il 47 e il 3% e dall’Asia il 19 e il 9%. Tra gli ‘stranieri’ provenienti dall’Area Economica Europea, invece, le proporzioni di lavoratori non qualificati registrati dalla previdenza sociale erano il 10% e gli addetti a lavori domestici lo 0,06%.
  • Mentre i cittadini iracheni presenti in Finlandia avevano un tasso di disoccupazione del 72%, il tasso di cittadini finlandesi nati in Iraq era ancora del 64% rispetto al 9% dei finlandesi.
  • In Francia, la creazione della linea telefonica antidiscriminazione ‘114’ provocò 50.000 chiamate durante i primi due anni, 12.000 delle quali si trasformarono in notifiche. Questi numeri sono crollati notevolmente dal giugno 2003 quando la linea è diventata un servizio completamente automatico. Anche se queste fonti non danno prova di cambiamenti nei livelli di discriminazione nel tempo, forniscono però un’importante panoramica della centralità dell’area dell’occupazione rispetto ai reclami. Nei primi sei mesi del 2004, l’accesso al lavoro e quello alla vita professionale costituivano ciascuno il 27% dei reclami trattati ricevuti dalla linea telefonica ‘114’ mentre la formazione professionale costituiva un ulteriore sette per cento.
  • In Olanda, nel 2003, dei 634 reclami relativi al lavoro riportati dalla Federazione Nazionale delle Agenzie Anti-discriminazione, il 42% derivava da situazioni sul posto di lavoro in confronto al 24% relativo a reclutamento e selezione e al 12% relativo a licenziamenti.
  • Un ambizioso programma fu portato avanti nel settembre 2004 dall’importante giornale svedese Dagens Nyhete: I risultati dimostrarono che la discriminazione era al massimo nel settore della ristorazione con il 22% e al minimo nel settore scolastico con il 2%.
  • Un'indagine svolta nel 2004 fu quella delle minoranze della Finlandia che confermò che le discriminazioni più frequenti riportate sul posto di lavoro erano su “chi aveva un aspetto fisico che li distingueva dalla maggioranza – cioè somali e arabi”. Circa il 40% di chi riportava episodi di bullismo sul posto di lavoro era di origine russa o estone.
  • Il tasso di disoccupazione tra i Rom della Repubblica Ceca è stimato tra il 70 e l’80%.
  • In Polonia vengono segnalate intere regioni in cui il tasso di disoccupazione dei Rom è di circa il 100% e solo alcuni occasionali soggetti Rom lavorano.
  • In Ungheria i dati di un'importante indagine del 2003 dimostrano lo stesso tasso di partecipazione al mercato del lavoro per i Rom nel 2003 rispetto al 1993 con un 21% sia per uomini che per donne (rispetto al 50% dell'intera popolazione). Non sorprende, quindi, scoprire che oltre l’80% delle case dei Rom in Ungheria sono posizionate nei due decili di reddito più bassi. Il quadro generale è di poco o nessun lavoro, alta discriminazione nel reclutamento e, laddove il lavoro c’è, è estremamente mal pagato.

Fonte: Razzismo e xenophobia negli Stati Membri della UE - tendenze, sviluppi e buona prassi

Volantini nazionali ENAR

Cover ENAR Leaflet UK

Risposta al razzismo in Europa – informazione e ruolo della società civile

L’ENAR ha pubblicato volantini informativi sul razzismo in 24 paesi della UE.

Lo scopo dei volantini informativi nazionali è quello di evidenziare il significato delle iniziative europee in risposta al razzismo nel contesto nazionale e fornire informazioni pratiche sugli strumenti a disposizione attraverso la legislazione nazionale e le ONG per combattere la discriminazione razziale.

Volantini nazionali per nazione

Austria 

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 Belgium

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 Cyprus

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 Czech Republic

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 Denmark

(pdf icon) pdf download press release Foranstaltninger mod racisme i Danmark

 

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 Estonia

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(pdf icon) pdf download press release Responding to racism in Estonia

 Finland

(pdf icon) pdf download press release Vastaus rasismiin Suomessa

 

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 France

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 Germany

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 Greece

(pdf icon) pdf download press release Αντιδρωντας στο ρατσισμο στην Ελλαδα

 

(pdf icon) pdf download press release Responding to racism in Greece

 Hungary

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(pdf icon) pdf download press release Responding to racism in Hungary

 Ireland

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 Italy

(pdf icon) pdf download press release Rispondere al razzismo

 

(pdf icon) pdf download press release Responding to racism in Italy

 Latvia

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 Lithuania

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 Luxemburg

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 Malta

(pdf icon) pdf download press release Nirrispondu ghar-razzismu f'Malta

 

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 Netherlands                 

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(pdf icon) pdf download press release Responding to racism in the Netherlands

 Poland

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 Slovakia

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 Slovenia

(pdf icon) pdf download press release Odziv na rasizem v Sloveniji

 Spain

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 Sweden

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 United Kingdom

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