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Origine delle direttive sulla parità di trattamento indipendentemente dalla razza e sulla parità di trattamento in materia di occupazione

Le direttive europee che combattono la discriminazione sono la diretta conseguenza di quanto enunciato nel trattato di Amsterdam e sono state approvate all’unanimità dai governi dell’UE entro i 18 mesi dall’entrata in vigore del trattato nel maggio 1999. Il trattato, che stabilisce i principi e gli obiettivi dell’Unione europea, afferma che:

«L'Unione si fonda sui principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, principi che sono comuni agli Stati membri.»

Sottolinea l’importanza fondamentale della non discriminazione ed estende questo principio ad altri ambiti oltre a quelli della nazionalità e della parità di retribuzione tra uomini e donne, già affrontati in precedenza. In particolare, investe l’Unione europea del potere di intervenire contro la discriminazione fondata su diversi motivi. Questo potere è enunciato all’articolo 13:

«Fatte salve le altre disposizioni del presente trattato e nell'ambito delle competenze da esso conferite alla Comunità, il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, può prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o l'orientamento sessuale.»


Cittadino anziano

Motivazioni alle base delle direttive sulla parità di trattamento indipendedentemente dalla razza e sulla partità di trattamento in materia di occupazione

Il principio fondamentale messo in evidenza dalle direttive è che tutti dovrebbero avere diritto ad un trattamento uguale ed imparziale. Una delle

principali responsabilità dell’UE è difendere questo diritto fondamentale dell’uomo.

Come chiarito da entrambe le direttive, questo è un aspetto essenziale, se l’UE deve creare «uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia» ed è altrettanto fondamentale, se deve essere conservato il principio parallelo di garanzia delle pari opportunità e se a tutte le persone devono essere concesse uguali possibilità per una realizzazione personale e per il raggiungimento di obiettivi che il singolo individuo è in grado di ottenere grazie alle sue particolari capacità.

Questo, a sua volta, è importante se si devono raggiungere gli obiettivi di più ampia portata che l’UE si prefigge. Secondo quanto indicato nelle direttive, la discriminazione può «pregiudicare il conseguimento degli obiettivi del trattato CE, in particolare il raggiungimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, il miglioramento del tenore e della qualità della vita, la coesione economica e sociale e la solidarietà». Possono anche essere messi in pericolo gli obiettivi della strategia europea in materia di occupazione che mirano a promuovere «un mercato del lavoro che agevoli l’inserimento sociale» e ad aiutare «in particolar modo i lavoratori anziani, onde accrescere la loro partecipazione alla vita professionale».